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Nuovo illuminismo di Domiziana Giordano

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Abitando a New York

14122007003_2 Non c’è negozio a New York che non spari le nenie di Natale. Un piccolo passo in avanti però c’è stato: da quando le rockstar hanno capito che campionare le vecchie canzoni natalizie rende un pacco di soldi, non ce n’è uno che non si cimenti nel genere. I neri gli danno dentro come dannati con il ritmo r&b. Gli altri pure gli danno dentro e lo fanno bene anche loro, quindi entrare nei negozi è diventato piuttosto indolore. Molti mi chiedono come mai sono venuta in questo periodo quando quasi tutti miei amici se ne partono per le vacanze. Io sono venuta per stare a casa. Questa città la conosco bene, ci vengo da quando ho 18 anni e mi sento a casa mia. Continuo a fare la mia vita di sempre. Ho la palestra a due ”blocchi” da qui; faccio la spesa al Garden of Eden oppure da Whole Foods, un negozio bello da svenire che è anche uno schiaffo alla povertà, dove mi pelano come una patata. Continuo a mangiare sempre le stesse cose e la sera tendo a non fare tardi perché so che alla mattina presto, molto presto, ho la mia lunga telefonata con il mio amato M. da Milano. Ho sempre visto New York come una città più tenera di Roma o Milano. Questo vi sorprenderà: New York è, infatti, famosa per essere una città notoriamente durissima. La ragione sta nel fatto che se qui lavori bene qualche chance di farcela la puoi avere, al contrario dell’Italia in cui persiste il nepotismo e che pare addirittura controproducente portare progetti innovativi. Anche qui -tutto il mondo è paese- le conoscenze sono rilevanti, ma se non sei bravo non vai da nessuna parte. Qui, “chi la dura la vince”. Però bisogna viverci, diventare stanziali. Essere presenti giorno dopo giorno fin quando non si riesce a ottenere quella notorietà che ti permette allora di tornare a lavorare,, di quando in quando, nel paese di nascita. Nell’arte contemporanea, ad esempio, hanno quasi tutti iniziato la loro carriera a New York. In particolare gli artisti italiani degli ultimi venti anni. Tra i paesi europei, infatti, l’Italia è l’unica a non sostenere i propri artisti con aiuti economici statali, quindi vanno avanti solo coloro che si possono permettere di mantenersi da soli. L’arte visiva ha bisogno non solo di solitudine e concentrazione ma anche di una certa dose di spostamenti per le varie fiere dell’arte internazionali quali Art Basel, Frieze di Londra, etc. L’Italia, purtroppo, in ambito internazionale conta sempre di meno e questo è dovuto alla mancanza di attenzione nel sostegno della cultura,  anche se l’apertura della galleria di Gagosian, oggi a Roma, farebbe sembrare il contrario e riempie le pagine dei giornali nella sezione “Cultura” -ipocriti: dovrebbero metterla sotto “Economia”, altro che cultura!-. Sono soldi stranieri che vendono artisti stranieri e che torneranno nelle tasche di banche straniere. E la gente applaude, e i giornalisti dietro, e c’è chi, per mondanità, si venderebbe sua madre pur di ottenere un invito al pranzo per il vernisage. Ma il nostro è sempre stato un paese di cortigiani quindi si rimane nella normalità dello stato delle cose.

Per una donna abitare a New York ti fa sentire più “umana”. Non si è più la costola dell’uomo, ma si diventa esseri umani, punto. Qui sono solo i giornali di serie B a pubblicare donne nude. Per non parlare della pubblicità: mai e poi mai si vedrà una donna nuda pubblicizzare una marca di colla. Gli uomini non riescono a capire quanto la mercificazione del corpo della donna sia psicologicamente pesante sia per la donna, sia per lo stato culturale e sociale del Paese. Secondo me perché è troppo comodo far finta di ignorarlo o peggio, dare della “femminista” –come fosse un’insulto- a qualsiasi donna che rileva una critica a questo proposito. Ieri  stavo camminando con il mio caro amico Mark Moskin (nella foto) – che ha vissuto a lungo a Roma- per Chinatown, e gli ho preso i sacchetti di plastica della spesa per permettergli di sorseggiarsi il suo caffè “on the go”. “Siamo a NY, le donne non devono mostrare sottomissione agli uomini” mi ha detto. “Ma no! –mi sono giustificata- lo ho fatto solo per cortesia!” e mentre lui se la ridacchiava non ho capito se lui, che conosce bene il mio pensiero politico, scherzava o dicesse sul serio. Mark è sempre stato quello che mi chiedeva come non potessi sentirmi offesa dall’alta dose di donne nude che trovava sui media italiani. Effettivamente, quando vado sul sito della Repubblica e del Corsera, mi vengono i capelli dritti a vedere improbabili sfilate di lingerie in Moldavia, in Corea del Sud o in Bolivia, tutto pur di mostrare donne nude. Se vado su i siti del Il Pais, o su Le Monde, Liberation, Indipendent, The Guardian, New York Times, nessuna di questi si sogneebbero di contribuire a far cadere in basso la cultura e la società del loro Paese.
Già: i media italiani contribuiscono notevolmente alla deteriorizzazione dell’autostima della nostra società. Ma i media, come abbiamo imparato da Grillo e dalla Gabanelli, sono in mano alle banche. A proposito: a Fiumicino, prima di partire, sono andata alla banca per cambiare euro in dollari. Ho scoperto che le banche italiane, all’aeroporto, non fanno più questo servizio. Si sono ritirate  per far posto alle agenzie di cambio, la Travelex e la Forexchange, in mano a società straniere. Queste applicano un cambio con una aggiunta del 17,9 % d’interessi. più 3,5 euro di commissione. Sono una barca di soldi che vanno dritti dritti all’estero.
Non so a voi, ma me viene di pensare, una volta ancora, che l’Italia sia in svendita. E il pubblico, oramai diventata plebe, applaude.

Commenti

che bello riascoltare i tuoi pensieri. e che bello saperli provenire da un luogo che sembra esserti così congeniale come new york.
Dici una cosa importantissima: "qui sono solo i giornali di serie B a pubblicare donne nude". Ricordo la querelle di qualche mese fa sull'articolo del Financial Times riguardo le pubblicità scollacciate in Italia: non so più quante reazioni che ho letto dicevano in sostanza "da che pulpito", puntando il dito ai tabloid. E invece c'è poco da ridere, là c'è una distinzione, e non è una cosa indifferente.
Bisognerebbe vietare l'uso del corpo della donna nelle pubblicità. Anche l'uso dell'immagine dei bambini andrebbe regolamentata. Illiberale? Perché? Pensate se qualcuno usasse l'immagine di Cristo per far pubblicità a una marca di chiodi ... le donne italiane non sono crocefisse allo stereotipo della velina?
Vietato vietare. Vietando non si arriva a nulla. Bisogna educare. E l'educazione che si sta dando ai cittadini italiani parla da sola: sono quasi trenta anni che si sta ricostruendo la plebe in grado di non infastidire la classe elitaria che dall'altra parte si è rafforzata notevolmente. Quindi come poter comandare senza avere fastidi da una possibile opposizione popolare. Chi collabora a far pascere le pecore tranquille e senza pensieri? Indovina.
E' inutile che ti dica: indovina. Lo sai benissimo. Mi accorgo adesso che sei tu Guido che scrivi: e' un pò di tempo che cerco, senza successo, di avere a tua email. Fammela avere tramite la lista di Nova 100. Ciao e belli e tuoi articoli; avrei voluto commentarne alcuni ma ho avuto l'ultimo mese particolarmente difficile per cui non mi è stato possibile.
La mia email la trovi su typepad in questo commento :-) Sulla 'mala educacion' della plebe italica il discorso sarebbe lunghissimo ... ripeto: vietare, vietare, vietare, è assurdo ma non vedo altra strada.
che bello saperti a ny domiziana, a ny dove solo i giornali di serie B mettono foto di donne nude. e a nessun giornale di serie A verrebbe in mente di fare una paginata di storiche coppie italo-francesi appena circolato il gossip di carla bruni & sarkozy. non era donna moderna, era il corriere della sera. dacci notizie, un abbraccio