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Nuovo illuminismo di Domiziana Giordano

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Fascismo 2.0

Ventennio  
Il fascismo non è più quello di una volta.
Neanche il comunismo però, vedi la Cina… Due facce della stessa medaglia in cui vige e se la gode una fascia elitaria di persone che si permettono tutto quello che negano ai propri cittadini . Adesso il fascismo (o comunismo) è cambiato: ha avuto un up-grade, come su internet. E' arrivato al 2.0 e ha il viso contento dei presentatori della TV, dei concorrenti dei giochi a premi, del tutto va bene e se va male è colpa dei clandestini che rubano, che ammazzano, che stuprano.
Italiani brava gente. Questi Italiani che non ce la fanno a vivere in una Repubblica perchè tutto quello che vogliono è una mamma rassicurante, o meglio, un papà rassicurante. Prima il Papa, poi il Re, poi il Duce, poi una repubblica conquistata coi denti grazie agli americani a cui la Penisola fa -ancora- comodo per la sua posizione strategica per piazzare i propri missili. Poi la Prima Repubblica. Ma si poteva vivere senza un papà?  Ed ecco gli Italiani rassicurati dalla presenza di una monarchia celata sotto le spoglie della potentissima ed elegantissima famiglia Agnelli. Quando arrivava lui tutto si fermava. Gianni Agnelli era super- partes come può esserlo il re Juan Carlos di Spagna, come la Regina Elisabetta in Inghilterra.  Gli Agnelli facevano sognare perchè nell'inconscio collettivo italico impersonavano la monarchia. Poi l'Avvocato è mancato e con lui sono mancate le certezze: l'Italia si è sentita orfana. Ed eccoci allora tornare all'Uomo Forte a braccetto con un Vaticano ringalluzzito nella sua nuova verve fondamentalista che sembra fare  a gara con i mussulmani su chi riesce meglio a tenere lontano la Ragione. Incredibile come l'Unione Europea non intervenga. Il fascismo 2.0 conviene. E’ facile da digerire. Nel fascismo 2.0 non si uccide nessuno. Al massimo si picchiano i clandestini fuorilegge. Se si uccide è raro ed è per sbaglio e quindi "se pò fà". il Fascismo 2.0 è geniale perchè lascia che i cittadini disperati si ammazzano tra di loro o si suicidano. Sei un precario, un padre o madre con figli che non arriva a fine mese? Non ti lamenti più. Non vai più nemmeno alle manifestazioni tanto neanche Veltroni sta dalla tua parte e infatti non lo voti più. Ti senti solo. Ti credi l'unico pazzo perchè in TV si vede un mondo che non ti appartiene. Chi ti dovrebbe difendere è sparito. Dela figura di Veltroni è rimasto solo l'ectoplasma, sempre e comunque rigorosamente attaccato alla poltrona. Quella non la molla. Preferisce tradire sè stesso e chi lo ha votato ma la poltrona no, quella se la tiene stretta. Altro che Villari. Villari è stato un genio: da solo è riuscito a mettere in crisi l'intero governo. E SOLO il governo. Avere Villani o un altro al suo posto, a noi cittadini non cambia niente. E’ un gioco di poltrone che non riguarda noi cittadini italiani, riguarda SOLO loro e i loro stipendi. Perchè questi politici, grazie alla legge elettorale, non li abbiamo eletti noi. E' come se si fosse formato uno Stato nello Stato dove un bel mucchietto di persone se la svangano alla faccia dei servi della gleba, cioè i normali cittadini italiani.
Me ne approfitto per lanciare qui il mio testamento biologico. Dovesse accadermi qualcosa di brutto, non voglio essere tenuta in vita dalle macchine in un accanimento terapeutico simile alla tortura, in una copia di quell'inferno eterno tanto predicato dai cattolici. Staccate la spina. Io non ha mai fatto male a nessuno, non sono cattolica, sono stata battezzata contro la mia volontà e rispetto le persone religiose nello stesso modo in cui loro rispettano me, donna laica, non credente alle superstizioni -tra cui le religioni, e con la passione per la Ragione.

Commenti

Sei Una delle poche rimasta a dire la veritC , l'onda moralizzatrice si C( impossessata del popolo bue ed il libero arbitrio sembra non servire piu' a nessuno, C( piu' facile staccare il cervello e lasciarsi guidare dai potenti. SarC anche pessimismo ma una sana rivoluzione sembra non la voglia piu' nessuno in italia, meglio il qualunquismo. Razzismo e nuovo fascismo, cito solo Brecht "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perchC) rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perchC) mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perchC) mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perchC) non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non cbera rimasto nessuno a protestare." Scusa la lungaggine ma in questo periodo non si sa piu' con cui confrontarsi. Un sincero abbraccio.
I finti moralismi le strumentalizzazioni ideologiche, gli affari e i veri interessi economici e geo-politici in gioco. ------------- La 'Union pour la Mediterranee' e la posizione di Roma L'Unione e' visto da molti come un tentativo sarkozista di creare divisioni all'interno dell'Unione al fine di aumentare l'influenza francese Parigi - Gli obiettivi politici della proposta di Sarkozy sono molteplici, e di scarso interesse per l’Italia. Il nostro paese sembra essere finora andato a rimorchio, e di malavoglia, solo per poter dire di essere “presente“. Tuttavia, nonostante che il Primo Ministro francese Francois Fillon abbia annunciato, in una visita al Cairo effettuata subito prima di Natale, e nonostante una interessante riunione tecnica tenutasi a Nizza a Metà dicembre, l’attuazione del progetto francese é ancora indefinita, e i contenuti concreti incontrano difficoltà ad essere precisati, il che ha portato all’annullamento di molte riunioni tecniche. Forse ci si può ancora inserire in maniera utile, partendo da una riflessione sugli interessi, i rischi e le possibilità per l’Italia. In particolare, il ruolo di Roma resta tutto da definire, mentre Barcellona e Marsiglia si disputano il ruolo di “capitale del Medierraneo”. 1. Gli obiettivi politici Il grande clamore con cui il Presidente francese Sarkozy ha lanciato la sua iniziativa di una “Unione per il Mediterraneo” sembra avere vari obiettivi, ma il loro ordine di priorità é ancora molto nebuloso (ed ovviamente flessibile). Anche i modi per raggiungerli sono ancora in fieri. Si trattrebbe di procedere per progetti “a geometria variabile”, cioé in cui partecipano gruppi diversi di paesi. I contenuti delle proposte per tali progetti non mi sono noti, tranne quello di un canale tra Mar Rosso e Mar Morto, per “salvare” quest’ultimo lasciato a secco dalle sottrazioni d’acqua al suo unico affluente, il Giordano. (Il Mar Morto perderebbe pero’ la sua principale caratteristica, la estrema salinità dell’acqua.) Per quanto riguarda gli obiettivi politici, Sarkozy sembra voler in primo luogo capitalizzare sull’irritazione diffusa nelle opinioni pubbliche dei paesi mediterranei per l’allargamento delirante della UE verso est e verso nord, in cui almeno una parte della classe dirigente tedesca vede invece un’occasione per espandere il proprio ruolo, e quello della Germania in generale. Sfuttando questa irritazione, egli cerca probabilmente di dividere ancora di più l’Europa. Va notato a questo proposito che, in maniera assai discreta, Sarkozy ha promosso al Palazzo dell’Eliseo, una riunione dei paesi europei che hanno “territori d’oltremare” (Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo e Olanda), per creare una “Unione” (che churchillianamente preferirebbe il “mare aperto” all’Europa continentale). Questa riunione si é tenuta il il 16 Maggio 2008, forse come risposta al fatto che la Signora Merkel lo aveva obbligato a far partecipare tutti e 27 i paesi membri alla sua iniziativa mediterranea. Cio’ sembra indicare un’intenzione di fare di Parigi il centro di un’Europa rivolta verso ovest e verso sud, alternativa a quella Belino-centrica. Significativo a questo riguardo é anche il fatto che il Mediterraneo di Sarkozy sembra aver preso dalla UE (e dal progetto cosiddetto “di Barcellona”) il contagio dell”allargamento senza senso: non solo sono stati inclusi come membri Portogallo e Mauritania, che non sono paesi mediterranei, ma un contatto ufficiale à stato staabilito con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Persico o Arabo che dir si voglia). Il tentativo di ridisegnare la geografia politica dell’Europa continentale sembra chiaro. Ci sarebbero due Europe ad Est della Manica. Una landmass Germano-centrica, legata da buoni rapporti la Russia e che guardi verso oriente sino allAsia, ed un’altra con Parigi quale “capitale morale”, i cui rapporti con l”America siano rinsaldati dal rientro della Francia nella NATO, e che guardi verso sud sino al Pacifico, dove – come i Francesi non smettono di sottolineare - Parigi ha sotto la propria responsabilità un’area marittima grande quanto l’intera Europa. Un secondo obiettivo di Sarkozy sembra essere quello di creare il maggior numero di occasioni possibili per far sedere i leader arabi allo stesso tavolo degli Israeliani. Le sue connessioni americane e israeliane lo spingono in questa direzione, cosi’ come a ristabilire un minimo di influenza francese in paesi come la Siria, il Libano e, ovviamente, l’Algeria, il Marocco e Tunisia, scaricando una parte del costo di questa operazione su Italia e Spagna. Il Presidente Sarkozy, (e in particolare il suo consigliere Henry Guéno, inventore della “Unione per il Mediterraneo” e fortemente antieuropeo) sembrano convinti del fatto che, se la decolonizzazione era inevitabile negli anni 60s per evitare che i movimenti nazionalisti si gettassero anima corpo nelle braccia dei sovietici, oggi queste condizioni non sussistono più. Il processo potrebbe essere almeno in parte capovolto. Lo “speech writer” che prepara i discorsi di Sarkozy sulla politica estera, sembra essere stato fortemente impressionato da quanto accaduto ad Timor Est, in cui ha visto la conferma delle tesi sostenute dal neo-conservatore cristiano maronita Ghassam Salame: un franco-libanese che è stato di recente nominato, per la prima volta nella storia di queste due istitizioni, Professore “congiunto” sia alla Columbia University che a Sciences Po Paris. Nel suo libro di qualche anno fa intitolato "Appels d'Empire" egli sostiene che il fallimento di molti stati nati dalla decolonizzazione states ha convinto almeno alcuni popoli del Terzo Mondo ad accettare una forma ben presentata di neo-colonialismo. Cio’ ovviamente puo’ essere fatto solo in stretto coordinamento con gli Americani. L’initiativa “Mediterranea” è stata accolta entusiasticamente, in Francia, dai gruppi filo-Israeliani e con grande attenzione dall’establishment militare, che sta tentando di svilupparla in termini strategici. Qiesti ambienti hanno anche visto con favore la promessa, fatta da Sarkozy durante un suo viaggio nei paesei del Golfo, di una base militare permanente francese sul territorio degli Emirati (altro segno del rapido “allargamento” del concetto di “Meditarraneo”). Questa base ospiterebbe personale sia dell’Esercito che della Marina e dzll’Aviazione. Le critiche sollevate dagli impegni presi da Sarkozy in tal senso, sono state rapidamente messe a tacere, anche se si tratta di critiche assai logiche. Quel che i critici sostengono é infatti che, se la Francia vuole assolutamente avere una presenza militare in quell’area, basterebbe mantenere una portaerei nel Golfo. Nel caso di un attaco all’Iran da parte di un’altra potenza, cio’ permetterebbe a Parigi di decidere se vuole o meno essere coinvolta, facendo restare o allontanare la nave. La base permanente invece, in qualsiasi caso di crisi, lascia agli Iraniani la possibilità di decidere se coinvolgere o meno la Francia nella loro rappresaglia. 2. Stato della questione La prima, molto difficile, riunione tenuta il 4 Novembre a Marsiglia dai 43 paesi dell'Unione per il Mediterraneo, ha avuto come protagonisti l’Alto Rappresentante dell'UE, Javier Solana, la Commissaria Europea Benita Ferrero-Waldner, il Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, e quello spagnolo Miguel Angel Moratinos. Dell’Unione, lanciata in gran pompa il 13 luglio scorso a Parigi, sono infatti membri tutti i paesi UE e quelli della sponda sud (tranne la Libia, che si è rifiutata di partecipare, giudicando l’intero progetto “offensivo” per i paesi della costa africana e asiatica), più qualche semidipendenza neo-coloniale francese, come la Mauritania, che col Mediterraneo non c’entra assolutamente niente. Con la riunione di lancio, tenuta a Parigi il 13 Luglio scorso, Sarkozy aveva ottenuto che Ehud Olmert (Israele) si sedesse allo stesso tavolo col presidente siriano Bachar al-Assad, anche se i due paesi sono formalmente in guerra. In cambio, la Francia ha lanciato un’operazione di “recupero” della Siria, permettendole di fare ritorno con tutti gli onori sulla scena internazionale, anche da parte del Libano. (Era stato già notato che, alla parata del 14 Luglio, Assad era seduto in prima fila sul palco delle autorità, come Olmert, mentre il rappresentante del governo palestinese era nell’ultima fila, assieme al “governo” fantoccio della Somalia. Parigi ha infatti pubblicamente rinunciato all’atteggiamento di ostilità che Chirac, dal 2006 in poi, aveva riservato ad Assad, con cui aveva interrotto ogni relazione dopo l'assassinio del suo amico personale Rafic Hariri, l'anno precedente, un crimine dietro cui gli Occidentali sospettano ci sia la mano di Damasco. La riunione di Marsiglia è la prima che la “Unione per il Mediterraneo” riesce a tenere, dopo tutta una serie di incontri cancellati per gli scontri di interesse su due importanti questioni : dove doveva avere sede la nuova istituzione, e quali dovevano essere la composizione e i poteri della Segreteria generale incaricata di raccogliere i fondi e di gestire concretamente i progetti. Questi progetti sono “a geometria variabile” e includono gruppi di paesi ciascuna volta diversi. Essi saranno finanziati in parte con fondi comunitari, in parte con contributi dei singoli paesi membri. Finora ne sono stati individuati 44, per una spesa complessiva di 2 miliardi di Euro. Per quel che riguarda la Presidenza – in realtà la co-presidenza, un paese del Nord e uno del sud – tocca al presidente di turno della UE (fino al 31 dicembre, la Francia) e all’Egitto. Per decidere sul Segretariato, il 9 Settembre, al Cairo, il ministro francese dell’Ecologia, Borloo aveva fissato assieme al suo omologo egiziano il calendario previsto per i mesi scorsi: un nuovo incontro al Cairo all’inizio di Ottobre, una riunione dei Capi Progetto dei 43 paesi nella seconda meta del mese a Monaco, e infine l’incontro dei Ministri degli Esteri a Marsiglia il 3 e 4 novembre incaricato di scegliere la sede del Segretariato Generale dell’Unione. Ma, a partire dall’estate, non si è riuscito a realizzare quasi nulla. In particolare, le riunioni che avrebbero dovuto preparare quella tenuta a Marsiglia e la prima riunione ministeriale, hanno dovuto essere annullate. Era perciò essenziale che a Marsiglia si riuscisse a decidere la città sede del Segretariato, pomposamente definita “Capitale del Mediterraneo”. In corsa erano Tunisi, La Valetta e Barcellona, che alla fine l’ha spuntata. La Lega Araba, che già da anni partecipa al “Processo di Barcellona”, voleva essere ammessa a titolo di osservatore, ma con diritto di parola, anche nella nuova organizzazione, ma Israele si opponeva. Alla fine, “dopo una cena in cui non si contavano ingiurie e minacce” (secondo un osservatore italiano presente a Marsiglia), la Lega Araba è stata accettata, ma in cambio Israele ha avuto un posto di Segretario Generale aggiunto, il che significa che avrà accesso a tutta la documentazione relativa ai progetti messi in cantiere, anche quando questi non coinvolgono lo Stato ebraico. Comunque, il più importante dei progetti menzionati nella riunione tenuta il 13 Luglio a Parigi (che avrebbe dovuto essere discusso nella conférenze euro-mediterranea che doveva tenersi il 23 ottobre a Swaimeh, sulle rive del Mar Morto, in Giordania, ma che è stata rinviata a data da destinarsi a causa di "tensioni regionali") era quello di un canale tra Mar Rosso e Mar Morto. Questo progetto, che interessa Israele, la Giordania e i Territori Palestinesi è attualmente in corso di valutazione da parte della Banca Mondiale, ma è considerato “faraonico” da molte ONG, che si dicono preoccupate del suo impatto ambientale. La decisione a favore di Barcellona sconvolge tutti i propositi di “parità” tra sponda Nord e sponda Sud, perché – alla riunione di Parigi – era stato promesso (ed alcuni paesi del Sud insistevano perché si mettesse in atto) un rapporto più equilibrato tra Nord e Sud, e quindi per installare il Segretariato sulla loro sponda. Invece, Venerdì 6 Novembre, dopo la decisione di dare un posto ad Israele nel Segretariato, che avrebbe significato la presenza di funzionari israeliani liberi di circolare nel paese, la capitale tunisina, anche per le pressioni siriane, ha dovuto rinunciato al segretariato. L’ha avuto Barcellona, e la Spagna in cambio ha accettato il ritorno al vecchio nome « Unione per il Mediterraneo », sin dall’inizio voluto dai Francesi, contro quello imposto dai Tedeschi alla prima riunione. Per di più, la lite tra Israele e Lega Araba non è finita perché il compromesso non è molto chiaro sui dettagli. L’Italia ha ottenuto uno dei sei posti di Segretario aggiunto, assieme a Malta, Israele, Autorità Palestinese, Malta, Grecia. Forse sarà aggiunto un settimo posto, per la Turchia. Una certa delusione é stata espressa dai Francesi per non aver potuto insediare il Segretariato a Marsiglia. La sua regione è risultata però fortemente compensata. Ancora più di Barcellona, Marsiglia sta infatti emergendo come la “capitale morale e effettiva” del Mediterraneo. La città era stata la candidata unica della UE (che ha garantito finanziamenti tali da farla risultare vincitrice contro la rivale giapponese, sostenuta dagli Americani) per il Progetto internazionale ITER – la costruzione della prima centrale nucleare senza residui radioattivi, perché fondata sul principio della bomba all’idrogeno, e non della semplice bomba atomica – Marsiglia è stata anche proclamata capitale europea della cultura per il 2013, e verrà abbondantemente finanziata dalla UE grazie ad un programma tutto centrato sul suo ruolo euro-mediterraneo. Marsiglia è da tempo oggetto di un serio sforzo per posizionarla come un cento di eccellenza tecnica internazionale. Negli ultimi anni, parecchi organismi internazionali vi hanno infatti installato la base per le loro attività rivolte ai paesi dell’est e del sud del Mediterraneo. La Banca mondiale vi ha trasferito gli uffici che si occupano dei problemi di gestione urbana delle collettività locali di tutta la régione Medio Oriente e Nord Africa. L'Unido (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale, che la sede a Vienna) gli uffici che curano la promozione dei partenariati industriali tra le PMI dei paesi sviluppati e in via di sviluppo. Per meglio sfruttare a fini nazionali la presenza di queste Agenzie internazionali, la Francia via ha delocalizzato la sede dell’Agenzia francese per lo Sviluppo Internazionale. Per quel che riguarda la ricerca, la regione di Marsiglia ospita – oltre alla città della Ricerca di Sophia-Antipolis, molti organismi “mediterranei”, come l’Institut de la Mediterranée (di cui fa parte la rete Femise, che raggruppa 60 organismi di ricerca economica che si interessano al bacino del mediterraneo). Per “francesizzare” al massimo i risultati di queste istutizioni internazionali, a Settembre 2008 è stato delocalizzato da Parigi a Marsiglia l’Institut de recherche et du développement. Dopo l’assegnazione della sede ufficiale del Segretariato a Barcellona – un successo soprattutto di prestigio, anche perché sarà installato nel Palazzo di Pedralbes, l'antico Palazzo Reale, (un edificio di oltre 15.500 mq, su due piani, con altri 74.000 mq di giardino. un auditorium per 300 persone) – i Francesi puntano ora a fare di Marsiglia la piattaforma operativa permanente di tutta l’attività relativa al trasporto marittimo e alla protezione dell’ambiente: in pratica quasi tutto ciò che è possibile fare nel quadro mediterraneo. Ciò comprenderebbe la trasformazione del sistema portuale marsigliese nell’hub delle cosiddette “autostrade del mare”, in pratica la “porta d’ingresso e di uscita” di tutte le merci da e per l’Italia, dato che Svizzera ed Austria limitano sempre più strettamente il passaggio dei camion sul loro territorio. Si noti che anche in materia di trasporto aereo, già da qualche anno l’aeroporto di Nizza-Marsiglia, e non quello di Parigi (più costoso), è l’hub di molti voli in code-sharing Alitalia-Airfrance. Una eventuale presenza di AirFrance nella nuova Alitalia rafforzerebbe certamente questo ruolo. Quanto alla Slovenia, la rivale di Marsiglia come terminal per le autostrade del mare, da cui l’Italia sarà quasi totalmente dipendente nel prossimo futuro, ha sempre visto come la sottrazione di qualcosa che le spettava di diritto l’ascesa di Marsiglia come capitale economica del Mediterraneo e come hub di controllo dell’Italia. Si è dovuto perciò compensarla, e l’Italia vi ha contribuito attivamente. Infatti, l’iniziativa presa dal MIUR durante il semestre di Presidenza italiana dell'UE nel 2003 per la costruzione di uno Spazio Euro-Mediterraneo dell'istruzione superiore e della ricerca, ha portato – dopo tre forum ministeriali svoltisi tutti a Catania – alla firma, da parte dei Ministri dell'Istruzione e della ricerca di 12 Paesi (Algeria, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Italia, Malta, Marocco, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia), di una altisonante “Dichiarazione di Catania”. In data 29 ottobre 2007, però, la riunione di un apposito Gruppo di lavoro ha portato all'istituzione di una Università euro-mediterranea non a Catania, ma a Capodistria, in Slovenia. Meno di un anno dopo, l’Università ha cominciato a reclutare i propri docenti. www.rinascitabalcanica.com
Questo articolo = Qualunquismo 2.0 + Demogogia 3.1; 1. Il parlamento italiano è stato eletto, sia pure con legge elettorale discutibile, ma è stato regolarmente eletto; 2. La preferenza che si esprimeva con la precedente legge elettorale non dava un'illusione della scelta; si poteva scegliere tra candidati comunque scelti dai partiti e il più delle volte si sapeva già chi avrebbe vinti in base al collegio elettorale. E' cambiato pochissimo; 3. Uno può anche fare a mendo di andare a votare; 4. Hanno inventato il telecomando. Tutti sono liberi di guardare ciò che desiderano, o, al limite di spegnere la televisione (che tra l'altro non è cambiata e sta cambiando moltissimo); 5. I politici sono attaccati alle poltrone, come lo sono i funzionari di banca, i funzionari pubblici, i giornalisti paraculati; 6. La Chiesa alzi pure la voce e predichi il fondamentalismo, tanto le chiese sono sempre più vuote e le vocazioni a meno zero;
fascismo 2.0 è una evoluzione del totalitarismo del secolo scorso in quanto è estremamente soft. E' vero che sono stati i cittadini a scegliere questo governo. Infatti siamo un una democrazia e sono stati gli italiani a volere il governo che abbiamo. Non sono d'accordo per esempio quando si dice che i politici non rappresentano l'Italia. Non è vero. I generali sono scelti dai colonnelli. Quindi la politica italiana rispecchia la magggior parte del popolo italiano. Questo non toglie che agli italiani l'uomo forte è sempre piaciuto. Io non sono contraria al fascismo 2.0 se è scelto democraticamente. Faccio solo un paragone con il passato. Se poi a me questo stato di cose non piacciono sono fatti miei. Il secolo scorso chi potè partire lasciò quella Europa razzista e se ne andò altrove. Ovviamente si può fare anche adesso. Nessuno lo vieta a me o a chi non piace come stanno le cose qui. Non credo di voler dare la colpa a Berlusconi soltanto. Infatti io credo che sia la sinistra che la destra abbiano lavorato insieme (col Vaticano) al tracollo culturale ed economico dell'Italia. Anche Rifondazione Comunista ha le sue colpe. Ma come si fa a riproporre la parola "comunismo" ancora adesso? A destra si sono fatti furbi e la parola fascismo l'hanno cancellata. Come si fa a proporre al giorno d'oggi riferimenti a un sistema totalitario con alle spalle milioni di morti e genocidi come il comunismo? E' questa lentezza intellettuale che frega la sinistra. Se a destra sono rozzi a sinistra non hanno il senso del ridicolo.
Democracy is rather a strange word and I question myself if it is not time to revalidate this word and replace the contence wich covers this word. I think it's time for a complete deconstruction and reconstruction, this time not with a fictionous religions and politicians. This means also that the past must be eliminated. It's time to let this Europe undergo a psychotherapy. Deconstruct en reconstruct. I'm aware of the danger of this. It sounds very 'Hitler' minded, but it isn't. This system is the outcome of too much tollerance. This has nothing to do with tollerance of narrow groups or minor groups. But there must be an end to the tollerance of the mayor institutes which rules our world some time now. If Europe must stay, then some mayor things must change. What is an individual person worth in Europe ? I want a Euraziatic culture continent, which is the summon of all values which are the origine of all those cultures.
mancanza di reazioni !!!! Ciò è un soggetto di discussione.
I know I'm not welcome here anymore but want to say this : Society which is in beyond post-modernistic expressif individualism : me-generation+ we-generation = privatisation of morality. This gives the facisme and the vatican to play they parternalistic role more then ever. Everyone sees him/herself as a hedonistic individualistic narcisistic god. The beginning of the Obama-generation will stimulate overall the we-generation. But this is a thin and very unstable policy. Have much my doubts about it. New post-modernistic humans will living outside the narrow social mores of the clan, they will hurt other people, and if they have power and weapons no one will be able to stop them except those with more power and better weapons.
A New Enlightenment by Paul Kurtz The term Enlightenment refers to a unique set of ideas and ideals that came to fruition in Europe in the seventeenth and eighteenth centuries. It began with Bacon, Descartes, Locke, and other philosophers who sought a universal method for establishing knowledge. They looked to science as the model for knowledge and debated whether reason or experience was most important (actually, both are equally important). No doubt they took impetus from the remarkable discoveries of Newton and Galileo in mathematics, physics, and astronomy. The Enlightenment culminated with the French philosophes-Voltaire, Diderot, Condorcet, and d'Holbach-who popularized its ideas in Parisian salons, pamphlets, and books, enabling those ideas to spread to a wider educated public. The philosophes criticized the ancien regime of religious superstition and dogmatism, hidebound social traditions, and repressive morality. They wished to use science and reason to understand nature and solve social problems. They were optimistic that in this way human progress could be advanced. In politics, they developed social contract theories, defended the secular state and the rights of man, and advocated economic liberty. The American Revolution was influenced by their ideals (through Jefferson, Franklin, Madison, and Paine). They influenced the French Revolution also, though many of them were opposed to its excesses. They wished to reform the penal code and end cruel punishments. They were anticlerical, castigating the corruption and hypocrisy of the churches, especially Roman Catholicism ("Écrasez l'infáme," cried Voltaire). Most were deists; some were atheists. The Enlightenment defended a humanist outlook that drew its values from the Renaissance and Greco-Roman Hellenic culture, which had also extolled the role of reason. In his influential essay "What Is Enlightenment?" (1785) Immanuel Kant, a key figure of the Enlightenment, sought to define Enlightenment as follows: Enlightenment is the emancipation of man from a state of self-imposed tutelage. This state is due to his incapacity to use his own intelligence without external guidance. . . . Dare to use your own intelligence! This is the battle-cry of the Enlightenment.1 According to Karl Popper, "It was this idea of self-liberation through knowledge that was central to the Enlightenment. "Dare to be free," added Kant, "and respect the freedom and autonomy of others. . . ." For Kant, the dignity of human beings lay in their freedom, and in their respect for other people's autonomous and responsible beliefs. However, it is only through the growth of knowledge that a person can be liberated "from enslavement by prejudices, idols, and avoidable errors."2 The Enlightenment's quest for knowledge inspired numerous scientists, philosophers, and poets, including Goethe, Bentham, Mill, Darwin, Marx, Freud, Einstein, Crick, and Watson. It has continued to inspire research on the frontiers of scientific knowledge, such as the development of chemistry and biology in the nineteenth century and the emergence of the social and behavioral sciences in the twentieth. The application of the methods of science heralded new breakthroughs in science and technology that contributed to the betterment of humankind. These included the industrial revolution (with the subsequent capacity to expand production); impressive gains in medicine (such as surgery, anesthesia, and antibiotics, which extended life spans); a swelling bounty of consumer goods (which can be used and enjoyed by everyone); a reduction of drudgery and labor (which has shortened the work week and has afforded more leisure time to ordinary people); vastly improved transportation and communication technologies; the green revolution (increased agricultural production); the information revolution (computers, the Internet); biogenetic engineering (we are on the threshold of new powers for humankind to reduce genetic diseases); and the space age (with its vast potential for exploration of the solar system and outer space beyond). Scientific knowledge has extended our understanding of the universe. It has altered our interpretation of the place of the human species within nature, as the theory of evolution has replaced theories of creation. It has aroused awe and astonishment, following Hubble, at the sheer size of the expanding universe. New planetary star systems and galaxies are being discovered almost daily. Scientific naturalism has thus dislodged theological supernaturalism as the cosmological outlook of the contemporary intellectual world. The promise of further exciting discoveries in science and technology, with their consequent benefits to humankind, is truly enormous. Unfortunately, there has been a massive retreat from Enlightenment ideals in recent years, a return to pre-modern mythologies. There has been a resurgence of fundamentalist religions worldwide: Hinduism, Sikhism, Islam, Roman Catholicism, and Orthodox Judaism. Added to this are occult-paranormal claims, which allegedly transcend the existing scientific paradigm. In the United States (the preeminent scientific-technological-military superpower in the world) significant numbers of Americans have embraced primitive forms of biblical religion. These focus on salvation, the Rapture, and the Second Coming of Jesus. Evangelical Protestant Christians have made alliances with conservative Roman Catholics and neo-conservative Jews, and they have captured political power - power they have used to oppose secular humanism and naturalism. Incredibly, the Bush administration has rejected therapeutic stem-cell research based on the questionable theological-moral doctrine of "ensoulment": even discarded cells that have begun to divide are held to have "souls." Part and parcel with this is "evangelical capitalism," also allied with a triumphalist imperial foreign policy convinced that "God blesses" America in military adventures embarked upon abroad. As a result, many people are troubled by the present administration now in control of this country, and they have focused on the upcoming national elections of 2004‹as they no doubt should. But certain irreconcilable underlying cultural conflicts are larger than even a very important election. These conflicts must not be overlooked, for we are confronted by powerful forces eager to overthrow the basic premises of the Enlightenment. I submit that we need to awaken re-enchantment with the Enlightenment; there is indeed a pressing need for a New Enlightenment, not only for America but for the global community. Regrettably, post-World War II Parisian savants spawned a vulgar post-modernist cacophony of Heideggerian-Derridian mush. Incoherent as some of their rhetoric may be, it has been influential in its rejection of the Enlightenment, the ethics of humanism, scientific objectivity, and democratic values. This literary-philosophical movement had made great inroads in the academy, especially within humanities faculties (though, fortunately, it is already being discredited in France itself). But it has taken a terrible toll, undermining confidence in any progressive agendas of emancipation. In part such thinking is an understandable response to the two grotesque twentieth-century ideologies fascism and Stalinism that dominated the imagination of so many supporters in Europe and betrayed human dignity on the butcher block of repression and genocide. "After Auschwitz," wrote Theodor Adorno, we cannot praise "the grandeur of man." Surely the world has recovered from that historical period of aberrant bestiality. However, many intellectuals are still disillusioned because of the failure of Marxism to deliver on the perceived promises of socialism, in which they had invested such faith. Whatever the causes of pessimism, we cannot abandon our efforts at reform or at spreading knowledge and enlightenment. We cannot give in to nihilism or self-defeating subjectivism. Although science has often been co-opted by various military-technological powers for anti-humanistic purposes, it also can help fulfill ennobling humanitarian goals. When I say that we critically need a New Enlightenment, I mean a radical reorientation of the religious-moral outlook that now pervades so much of contemporary society. This involves a cultural reformation, the restructuring of first principles, beliefs, and values. Essential for this to occur is some confidence in the capacity of human beings to advance human knowledge, to contribute to scientific discovery, and to engage in rational inquiry. Many problems may seem intractable or hopeless. But there are no viable alternatives to using the method of intelligence. It is not faith or revelation, authority or custom, mysticism or spirituality that will save us but diligent work and some measure of goodwill. The theist believes that only God will save us, to which I respond that "No deity will save us, we must save ourselves!"3 What are the distinctive characteristics of the New Enlightenment? I can only sketch some of them: First, it is incumbent upon us to extend the methods of science and reason to all areas of human interest. This form of methodological naturalism is grounded in the recognition that the methods of science serve us as powerful tools in unlocking the secrets of nature and solving human problems. Scientific principles should be considered as hypotheses, tested by their experimental effects and predictive power, integrated into theories, and validated by their comprehensive character and mathematical elegance. They are always open to change in the light of new discoveries or more powerful theories; hence, science is fallible and self-correcting, though its methods have some degree of objectivity. Since the eighteenth-century Enlightenment, science has expanded rapidly, entering into fields never before imagined possible, such as understanding consciousness, the brain, the biological world and the genome, and the micro- and macro-dimensions of the universe. Using powerful instruments of observation, it has probed aspects of nature thought to be beyond reach. We should be prepared in the future to extend the methods of scientific inquiry still further to all areas of human interest. How and in what sense we can do this depends on the subject matter under consideration. In many areas, the best term to describe this process is critical thinking, which provides a normative model for appraising claims to truth. Second, we need to respond to the besetting existential question, "What is the meaning of life?" Many theists believe that, without belief in a supernatural deity, life would be meaningless. People are unable to face death, they say, only belief in life beyond the grave will console them. Science has disabused us of such primitive concepts of God and immortality, though such skepticism has not always penetrated to a wider public. We can no longer accept the ancient metaphysical-theological interpretations of reality in the light of naturalistic accounts of cosmology. Moreover, scientific and scholarly criticisms of biblical and Qur'anic texts have shown the specious character of historic claims of so-called revelations from on high. They lack confirmation or corroboration by any reliable empirical evidence. Theists are mistaken on another count: it is possible to live a full and meaningful life in a naturalistic universe, informed by scientific knowledge and devoid of supernatural illusions. Indeed, countless generations of people have experienced satisfying, creatively enriched, and morally significant lives without belief in God. A person's life in one sense is like a work of art, blending colors, tones, lines, and forms. It is what he or she chooses to do, the sum of his or her dreams and aspirations, plans and projects, ends and goals, tragedies and successes that define who and what a person is. Our ends and values are shared with others and conditioned by the societies in which we live. In open societies that respect freedom and autonomy, an individual's choices are plural and diverse and, though that person may be highly idiosyncratic, he or she is free to pursue them as long as no harm is done to others. Democratic societies afford a wider range of opportunities for free expression than do authoritarian ones. All human beings live out their lives in a universe of order and disorder, causality and contingency, regularity and chance. It is hoped that individuals can learn from experience and modify their choices in the light of consequences. They can develop common goals and values experienced with others. Thus they can find life intrinsically worthwhile and even immensely exciting for its own sake. Accordingly, life can be meaningful without the need of an external religious support. Ancient religious creeds were spun out of human imagination and fantasy during the infancy of the race. At a time when disease, deprivation, danger, and premature death were the norm, people were overwhelmed by fear and ignorance, and they supplicated hidden and mysterious forces that they could not comprehend. Science is able to dissipate many of these fears. It can discover the causes of natural events and fashion the best means for overcoming adversity. Such knowledge can help us to cope with challenges, it can bolster courage and help us to survive and indeed thrive. Human beings soon learn that cooperation and empathy with their fellow humans, love and shared experiences, can enhance life and help us to achieve significant lives that are bountiful, joyful, and even exuberant. Third, and of central significance to the New Enlightenment, is the question of ethical values. Humanist ethics can provide the basis for a new morality. This is related to eupraxsophy, i.e., the understanding of good wisdom and conduct drawn from scientific inquiry and philosophical rationality. Principles and values should be tested by their consequences in practice. We learn that not all means should be used to realize ends, as some exceed the parameters of decency. Eupraxsophy focuses on two main areas. First there are excellences intrinsic to the good life of the individual where freedom and autonomy, self-determination, and the right of privacy are respected, as well as the values of creativity, aesthetic appreciation, self-respect, self-control, and rationality. The ultimate goal is human happiness and joyful exuberance. Second are the principles of virtue and responsibility as they relate to other people in communities of transaction. These include the common moral decencies of integrity, trustworthiness, benevolence, and fairness. Humanist ethical values and principles cut across cultures. They are empirical in content and are relative to human interests and needs. They have evolved over a long period of human civilization. Objective rational criteria can be applied to the comparative evaluation of moral choices. The morally developed person learns that there are duties and obligations that emerge in the contexts of social interaction and need to be respected. Fourth, perhaps the most important humanist aspect of the New Enlightenment in ethics today, is the realization that it is planetary in scope and that it entails a doctrine of universal human rights. This means that all individuals on the planet enjoy similar rights that should be protected by the world community. These are related to planetary ethics; that is, they are transcultural in reference. Unlike any movement before it, the New Enlightenment considers all members of the human family to be equal in dignity and value. Planetary ethics emphasize our mutual responsibility to protect our common habitat, the planet Earth, to guard against ecological damage and pollution. It also recognizes the need to support international laws and a world court to interpret and enforce them. This would transcend national, racial, religious, gender, and ethnic divisions, and it would encourage the growth of transnational democratic institutions. These would be charged with guaranteeing collective security and peace; ensuring universal education, cultural freedom, and open media of communication; raising the standards of living; and ensuring the prosperity of all parts of the new interdependent global society. The New Enlightenment provides important directions for the future of humankind. It can inspire commitment from all sectors of the world. It is important that naturalists and secular humanists take the lead in pointing the way forward to the new planetary civilization that is emerging. Notes 1. See Paul Kurtz and Tim Madigan, eds., for the Academy of Humanism, Challenges to the Enlightenment: In Defense of Reason and Science (Amherst, N.Y.: Prometheus Books, 1994), pp. 58-59. 2. Ibid., p. 59. 3. Humanist Manifesto II, 1973.
Rispondo, punto a punto all'erudito legaiolo M.B. >Questo articolo = Qualunquismo 2.0 + Demogogia 3.1; Il tuo commento = banalità assoluta >1. Il parlamento italiano è stato eletto, sia pure con legge elettorale discutibile, ma è stato regolarmente eletto; Il parlamento italiano è stato scelto dai partiti, gli italiani hanno solo potuto decidere quanti di questi signori di destra potessero occupare poltrone al posto di quelli di sinistra. Questa non è DEMOCRAZIA, questo è TOTALITARISMO!! 2. La preferenza che si esprimeva con la precedente legge elettorale non dava un'illusione della scelta; si poteva scegliere tra candidati comunque scelti dai partiti e il più delle volte si sapeva già chi avrebbe vinti in base al collegio elettorale. E' cambiato pochissimo; Non è vero perchè ogni PARTITO presentava le sue liste, e tu POTEVI scegliere di votare chi volevi. Anche scegliere fra 15 fessi e meglio che sorbirsene uno, scelto cmq da altri e non da te. Domanda, conosci il significato del termine DEMOCRAZIA?? 3. Uno può anche fare a mendo di andare a votare; Anche i fascisti, ad un certo punto, persuasero gli italiani che andare a votare era inutile e controproducente. Infatti ad un certo punto furono votate leggi adatte a questo scopo che resero il voto inutile.... 4. Hanno inventato il telecomando. Tutti sono liberi di guardare ciò che desiderano, o, al limite di spegnere la televisione (che tra l'altro non è cambiata e sta cambiando moltissimo); Sebbene d'accordo, ti ricordo che milioni di persone guardano, commentano e si schierano in trasmissioni come Amici, Grande Fratello, ecc... Non ti dice niente sulla cultura media dell'italiano??? Siamo stati e siamo solo una gran massa d'ignoranti, magari con una laurea anche, ma sempre persone di basso intelletto culturale rimaniamo. E chi ci governa questo la sa benissimo..... 5. I politici sono attaccati alle poltrone, come lo sono i funzionari di banca, i funzionari pubblici, i giornalisti paraculati; Tutta gente che gode di posti "notevoli" grazie SOLO ad aiuti politici. Sono due facce della stessa medaglia, ma, da bravi ignoranti, non siamo capaci di comprenderlo, forse perchè proprio chi "tira la nazione" è figlio di questa poltica e se ne compiace?? 6. La Chiesa alzi pure la voce e predichi il fondamentalismo, tanto le chiese sono sempre più vuote e le vocazioni a meno zero; Qui puoi pensare quello che vuoi, reputo la religione un fatto intimo e personale e qualunque proselitismo per me è inopportuno ed inappropriato, sia esso cattolico, ebreo, musulmano, indu o degli stregoni africani. La religione è una piaga sociale!!
I tuoi post mi mancano proprio, ancor di più con la Controriforma che impazza
Per quante te ne vogliano affibbiare, rimani una delle poche coraggiose che dice quello che pensa. L'articolo è ineccepibile.
perchè la reazione è piu ?